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Prima Donna

A Londra parlavo poco ed eravamo usciti dagli Europei di calcio.
Parlavo poco perché non conoscevo l’inglese benissimo e il loro individualismo esasperato non mi aiutava di certo.
Parlavo giusto da ubriaco. Con altri ubriachi.
Ero spesso solo.
All’alba di ogni week end, tornavo in treno fino a Purley, sud est di Londra.
Camminavo per circa 2 km poi, sceso alla stazione. Godevo dell’alba di un posto sconosciuto, sorpreso da volpi e impaurito da anime girovaganti, sorridevo tentando di ispirare fiducia alle donne già fuori di casa per andare chissà dove.
Sono giorni in cui mi sento così. E siamo usciti dai mondiali.
Una singola.
Una casa vuota.
L’attesa di rivedere la donna che amavo.
L’attesa convinta che dopo Londra ci fosse il futuro, tutto rosa e fiori.
Cazzi.

Così non mi sorprendo più con niente e nessuno.
Rincorro l’inutilità della puntualità.
Osservo mura dipinte di rosso che vorrebbero dare toni accoglienti a un ambiente solitario.
Continuo a bere le mie birre, come a Londra, mentre l’appuntamento con la vita ormai è vicinissimo e il tentativo di rimandarlo inganna anche la semplice idea di morire giovani.
Ci siamo.
Sono adulto.
Ho bisogno di certezze.
La bellezza è finita.
La musica è somma di note.
Il mare è sempre la.
Gli amici ormai sono quelli.
E’ tutto finito, proprio mentre accolgo la sua venuta.
E’ tutto finito, proprio mentre decido di mettere la testa a posto.
Ho deciso.
Vado a convivere e a lavorare.
Basta università, basta famiglia, basta tutto.
Proprio mentre mi convinco.
Proprio mentre lancio la monetina della scelta in aria, sapendo già in cuor mio quello che vorrò.
Proprio in quel momento.
Capisco.
Capisco che non sono scelte che dipendono solo da me.
La vita da single, che è un po la vita da solo, ti abitua a credere di poter decidere in solitario le tue scelte.
Anche in amore.
“Ho così tante donne che quando vorrò mettermi la testa a posto sceglierò la più equilibrata, la buona ragazza di famiglia umile”
Ed ecco che ti scontri con la follia della normalità.
Ed ecco che dici…
Cazzi.

L’unico lavoro che mi offrono è retribuito gratuitamente.
L’unica donna che vorrei amare è salda a render complessa la semplicità.
L’unico posto in cui vorrei vivere è considerato il territorio più depresso d’europa.
Corteggio l’estate.
La cosa che odio di più.
Corteggio l’estate perché ho della brace da raccogliere dopo i falò invernali.
Non per nostalgia.
Non per assuefazione.
Non per ricordo.
Perché l’amore è come il talento.
Si nasce talentuosi e si nasce innamorati.
Si può migliorare nel corso degli anni, ci si può specializzare, inventare, formare, bla bla bla…..
ma nessuno potrà mai insegnarti cos’è una passione.
e nenti cazzi.

Pubblicato il 26/6/2010 alle 1.26 nella rubrica Diario.

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