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fake empire

Evadere dal presente. Sappiamo fare solo questo.
Tra la finestra del futuro e il portone del passato.
Viviamo sempre sulle soglie mentre continuiamo ad essere suoi ospiti.
Viviamo d’attese che svelano il sabato migliore della domenica.
Sono affranto dal crollo a ribasso delle emozioni.
Sono affranto dall’estinzione della creatività descrittiva.
Mi tormenta la fabbricazione emozionale che adopero per adattarmi ad altrettante irreali sensazioni che vivo solo per mettere in pace la mia coscienza da romanticone (del cazzo).
Soggezioni snervate legate allo scoppio della tensione.
Le stranezze moderne.
L’ansia del tempo che scorre si fa possente e inquietante sul mio corpo quando mi rendo conto di aver guadagnato del tempo e non saperne che fare.
Leggere, studiare, ascoltare musica, chiacchierare, passeggiare mi fa sentire vittima di uno strano complotto, divenuto lampante ora che, per ragioni al di sopra della mia volontà, ho spento il telefono da giorni.
È come se gli sguardi-pretori dicessero “ma chi cazzu faci chigliu”, “ma è pacciu”, “passìa”,“non  faci nenti”!!!
Li sento queste freccette lanciate dalle cavità orbitarie mentre colpiscono la mia ombra ghignando.
Ma mi sto abituando. Mi sto abituando a vivere con le ombre, invece di stordirmi di luce per poi tremare all’idea del buio che mi attende dietro l’angolo.
Non basta essere se stessi. Devi essere te stesso e altri cinque o sei.
Io, che ancora non ho capito realmente chi sono, non potrò mai piegarmi alla vostra fretta di scoprirmi.
Mentre gli atomi con l’auricolare mi passano accanto, continuo a provare una forte nostalgia per le cabine telefoniche arancioni.

Pubblicato il 17/4/2010 alle 21.13 nella rubrica Diario.

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