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Armenian Song

E’ il mondo che è sfuggente.

Sono le relazioni che ci sottraggono ad esse stesse.

Tutto è fatto da non luoghi, da mondi di passaggio estemporaneo.

Sedimento dettagli di sogni nella realtà di una vita virtuale.

Custodisco frammenti di imbarazzo da coinvolgimento ansioso e in attesa di alterazioni che non arrivano.

Mi piace immergermi nella profondità dell’ anima tramite l’impressione dell’apparenza.

Sono convinto che le impressioni coincidano con l’essenza delle persone.

Ingannano solo i maledetti normali.

Riuscire a coglierle aiuta a capire l’energia degli altri e schiva le parole superflue che si avvicendano tra l’inizio della conoscenza e la scoperta di essa.

L’emozione da prima volta e l’identificazione dell’anima corrispondono e coincidono nei tempi, ma l’uomo non lo ritiene possibile e così inventa i suoi difetti, per il tempo che resta, assegnando alla semplicità delle cose la complessità  della parola “vita”.

Ho vissuto appassionatamente la desolazione di una strada in cui si parcheggiano due anime solitarie per scambiarsi un pò di immaginazione.

Pubblicato il 6/2/2010 alle 1.10 nella rubrica Diario.

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