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L'urlo delle madri

Sono momenti di totale disinteresse da ciò che la società ritiene importante. Non me ne frega nulla dello scioglimento dei ghiacciai. Anzi, ben venga.

Inseguivo la bellezza spassionata stasera, senza immaginare che da lontano potesse essere, ancora una volta, lei.

Straordinariamente sensazionale in un mare di melma.
Da nodo alla gola prima ancora che girasse le sue spalle per riconoscerla.
Da proteggere dalle visioni approssimative, dai complimenti volgari.

Camminava veloce ed io acceleravo il passo, incurante dell’importanza del mio migliore amico che mi camminava accanto.
Sei stata un abbaglio, l’ennesimo che mi acceca ancora una volta solo con l’impulsività di un'immagine indefinita.
L’abbaglio che acceca ogni ragionamento e ogni cantiere comportamentale che provo a definire. Ogni ragione valida che sappia accoltellare i miei sensi in modo da renderli completamente innocui e piatti.
Un attimo.
Una folgorazione totale che annebbia tutto, che stimola di nuovo, pervasivamente, arrogantemente ogni senso, ogni sentimento, ogni istinto, ogni lacrima, ogni mancanza.

La bellezza di spalle è ricercare l’ignoto.
La bellezza di fronte è l’impotenza del raggiungimento.
Rimane la gioia della spalla destra che arretra e fa per girarsi.
Rimane quell’attimo e quella sua reazione ancora da realizzare.
È un attimo di assoluto vanificato dal resto distaccato della nullità del tempo che segue.

Giusto è chi opera secondo giustizia.

Giustizia è un principio etico che consiste nel riconoscere e rispettare i diritti di ogni singolo individuo, valutando correttamente i meriti e le colpe di ognuno.

Il cuore è l’organo più illegale che un uomo possa avere.

Il mio merita di sudare il suo ergastolo.

Pubblicato il 18/7/2009 alle 2.18 nella rubrica Diario.

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