Blog: http://statidiagitazione.ilcannocchiale.it

che poi è la rugine a far da padrona

C’era una pozzanghera.

Ogni tanto, per sbaglio, qualcuno ci finiva dentro.

Ne usciva malamente, ma sorridente per aver dissuaso per un momento il tempo.

Per essersi imposto, a causa di quell’imprevisto, su di lui.

Bisognava tornare a casa. Ricambiarsi, mettere a lavare scarpe e pantaloni sporchi.

C’era una pozzanghera.

Era dentro di me, tra il cuore e la carne..

Era posizionata nel punto più fugace.

Il cuore la lambiva ad ogni battito.

Si ritirava e la ritoccava. Si ritirava e la ritoccava. Si ritirava e la ritoccava.

Bagnandosi un po’ di più ad ogni battito.

La carne ne sentiva la sua freschezza solo quando una mano gli si poggiava addosso. Era come calcare un palloncino ad acqua. Una piacevole sensazione.

C’era una pozzanghera.

Era invasa da scarpe dimenticate.Erano lasciate li perché inzuppate di alterazioni e (dis)piaceri.

Era un’isola infelice. Un ritrovo di solitari convinti di non esserlo in cui ognuno dava una mano egoista all’altro per ritrovare se stesso.

Era una pozzanghera smarrita e prosciugata dalla sete dei più sporchi. Era fredda e distaccata. Inaridità e avviata verso l’estinzione.

C’era una pozzanghera

Vuota d’acqua e di sporcizia.

Totalmente asciutta da non essere più una pozzanghera. Talmente arida da essersi incollata alla carne e al cuore senza distinguerli.

Pezzi incastrati dentro buche da evitare.

C’era una pozzanghera

C’era una macchia.

C’era.

Pubblicato il 13/6/2009 alle 3.0 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web